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Una sosta nel deserto

Di bazar, caravanserragli, cieli stellati e altre esistenze

overcast
View I tesori dell'antica Persia on Marina_Calypso's travel map.

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C'erano giorni in cui mia madre, entrando in camera mia con passo deciso, lo sguardo terrorizzato e le palme tremanti, rivolte verso l'alto come in preghiera, lanciava il suo epiteto disperato al cielo: "Questa stanza è un bazar!"

Sono sicura che mia madre in un bazar non ci fosse mai stata. Ne doveva aver sentito parlare in maniera un po' vaga come un luogo di caos ingestibile, dove il suo spiccato senso della pulizia e il suo gusto per l'ordine sarebbero stati certamente annientati dalle urla impolverate di mercanti volgari, dai sorrisi rozzi e sdentati.
Inaccettabile.
Ripetendo quella frase, con le pupille spalancate come di chi ha visto l'inferno, mia madre sperava inutilmente di terrorizzarmi. Invece, in maniera più che prevedibile, il solo risultato che riusciva ad ottenere, era quello di alimentare, già in tenera età, le mie fantasie esotiche, con fughe in terre lontane da Mille e una Notte.

Col tempo, l'epiteto di bazar fu assegnato a tutta la mia esistenza. La mia vita era diventata improvvisamente un insieme di banconi disorganizzati sui quali si andavano accatastando esperienze di dubbio gusto, paccottiglia di personaggi senza alcun apparente valore e collezioni di false filosofie. Ogni tanto provavo inutilmente ad aggiustare il tiro ma restavo sempre in quel bazar esistenziale, dedalo di vicoli bui e inganni dai quali, per destino o inclinazione, secondo mia madre, non sarei mai più uscita.

Quando fu il momento di visitare il mio primo vero bazar, quello di Teheran, avevo già da tempo dimenticato le opinioni sulla mia esistenza e, di fatto, tra i banconi di stoffe dipinte a mano, gabbie di uccellini, scatole in osso di cammello e lapislazzuli, si alternavano soltanto grandi sorrisi, disponibilità e tanta curiosità nei confronti di chi, come me, sembrava venire da molto lontano.

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Il bazar persiano è un luogo dove tutto è possibile, dove quadri incisi nella pietra come tetre lapidi vengono venduti con successo agli acquirenti più facoltosi, dove i gioielli afghani si confondono tra i meravigliosi tappeti dei nomadi Qasqai o tra le mattonelle dipinte a mano con le storie d'amore di Nezami e dove distese colorate di arance e melograni si incastrano tra ceste di anacardi allo zafferano ed enormi stecche di cannella. Qui nessuno parla inglese e bisogna imparare subito a fare la faccia del disinteressato. Frasi come "è troppo caro" o i numeri da uno a dieci, devono diventare parte del vocabolario per la sopravvivenza, se si desidera sentirsi mercanti sulla Via della Seta piuttosto che turisti ingannati dalla furbizia iraniana.

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"Io la selezione la faccio alla porta" mi dice un ragazzo italiano, parlandomi della sua vita. "Non lascio entrare tutti. Decido con attenzione chi ammettere e chi lasciare fuori. Per questo ho pochi amici".

Visitiamo un caravanserraglio lungo la Via della Seta, nel deserto, subito dopo Yazd.

"Ecco" -penso tra me e me- "La mia vita invece assomiglia più ad un caravanserraglio. Ci può entrare chiunque, è un luogo di accoglienza dove tutti sono pellegrini in transito. Vanno verso altre direzioni, non si fermano mai troppo a lungo".

"Carino" mi dice il ragazzo italiano "ma è scomodo dormire qui nelle tende comuni, su questi materassi. C'è di meglio e per quattro soldi in più. Chi si fermerebbe qui? Intorno non c'è nulla, solo deserto".

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Come dargli torto.
In effetti, in quanti si sono fermati qui, in questo posto e, di riflesso, nella mia vita? C'è sicuramente di meglio, per pochi soldi in più.

Esco dalle tende e trovo Nasser, l'autista sufi del bus, sorridente, seduto al centro del caravanserraglio.
Gesticola un qualcosa.
"Miss! Miss! Music, dance! Sky, night... Beautiful!"

La guida iraniana lo interpreta per me.
Il caravanserraglio è diventato popolare tra i giovani. Portano strumenti e cantano fino a notte fonda quando, in silenzio, osservano le costellazioni e studiano astronomia.

Il caravanserraglio non è per tutti. Chi vuole stare comodo, non si ferma qui.
Questo è un posto solitario, di quiete assoluta, dove riposare e ammirare estasiati, lontani dal caos della quotidianità, un cielo senza paragoni.

Il caravanserraglio è solo per chi vuole rimanere senza fiato di fronte a milioni di stelle.

Chissà se è un po' così anche la mia vita.
Chissà se qualcuno si fermerà mai per ammirare le stelle.
Chissà.

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Posted by Marina_Calypso 11:27 Archived in Iran

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Comments

Pensieri avvolgenti e interessanti cui si aggiunge quella bellissima immagine del passaggio con arcate, tende e tappeti. Ho cominciato a sognare.

by Fabio

Ciao Fabio, quelle sono le tende di Zeinoiddin, il Caravanserraglio. Dietro ad ogni tenda, si nasconde una pedana in legno su cui sono adagiati i materassi e le coperte di lana. Si dorme così, riscaldati da un'enorme stufa in fondo al corridoio... Splendido!

by Marina_Calypso

Che meraviglia....sogno e viaggio anche io...convinta che da bazaar la mia vita tenda sempre piu chiaramente ad un Caravanserraglio....
Grazie per il contagio di emoxioni, Mari, grazie....:)

by simo

Avere la sensazione che le persone restino nella nostra vita per scelta, non perché obbligate.
Sapere che chi rimane non ha catene ma solo il profondo desiderio di rimanere sorpreso da milioni di stelle.
Così voglio vivere.
Voglio voltarmi indietro, un giorno, e sapere che, nel deserto della vita, ho creato un rifugio per sognatori e non una gabbia esistenziale ed emotiva per deboli.

by Marina_Calypso

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