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Salam Teheran!

sunny
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Teheran è una città con dodici milioni di abitanti, in un Paese dove, con l'equivalente di un euro, si acquistano oltre 20 litri di benzina. Per questo, nonostante si viaggi a targhe alterne, tutti hanno due macchine, una con targa pari e una con targa dispari, e il caos è sempre infernale. Le persone parcheggiano ovunque, non importa se si tratti di un'aiuola, di una rotonda o di un incrocio: se c'è posto, si abbandona il veicolo, anche se per rimettersi in carreggiata, si deve poi guidare in contromano o in retromarcia. I tassisti, anime selvatiche del mondo iraniano a quattro ruote, amano schivarsi a velocità impensabili, non conoscono le strade della città e, per questo, durante il tragitto, si fermano continuamente a chiedere informazioni, sostando non curanti anche su strade a scorrimento veloce, mostrando la carrozzeria bozzata del loro taxi quasi con orgoglio, come si fa con le ferite di guerra.

Tutto ciò peggiora in maniera esponenziale se capitate in un giorno di festa come l'anniversario della morte dell'Imam Hosseini. Allora vi troverete orde di iraniani, alcuni scalzi, e iraniane vestite con il tradizionale chador, che s'incamminano verso la moschea per la preghiera, lungo le strade polverose e caotiche della città, fermandosi solo all'ora di pranzo in un parco, in un'aiuola o una rotatoria, per il classico picnic di famiglia tra gas di scarico e carretti di ambulanti. In una giornata così, raggiungere il centro in auto, può diventare un'esperienza indimenticabile. Lungo il tragitto di pochi chilometri, percorso in un paio di ore, capisci perché tutti vanno a piedi. Oltre al traffico, lungo il marciapiede si alternano venditori di arance o scarpe usate, iraniani che mangiano zuppe appoggiati a pile di pneumatici o che trasportano, sottobraccio, sfoglie di pane sottile e motociclisti in contromano che amano condividere il viaggio con almeno altre tre persone, tutte senza casco, mentre i poliziotti si assembrano per due chiacchiere all'angolo della strada. L'ordine pubblico non esiste neppure attorno alla moschea, dove alcune donne velate, munite di piumino colorato e poca pazienza, sono incaricate di picchiettarti più o meno selvaggiamente sulla spalla, indicandoti, con grida isteriche, dove andare, cosa fare, togliti le scarpe, aggiustati il chador, lo zaino in mano, no fotografie.

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La moschea è invasa da iraniani di ogni età. La voce dell'Imam disperato, in lacrime, riecheggia in tutti gli angoli della piazza accompagnata dal coro di una manciata di fedeli. Tra le donne, c'è chi finge mestamente di pregare mentre scrive sms o parla al cellulare, mentre tra i bambini c'è chi ti guarda divertito e sorride. Le più giovani vogliono una foto ricordo con te. "Italians? We love you!".

Alcune donne anziane cercano di portarmi fin dentro al mausoleo. Vogliono che preghi sulla tomba dell'Imam, posto che io sopravviva alla calca. Osservo, nella sala degli specchi, alcune fedeli che si dimenano costernate, pregando in lacrime sulla tomba del loro martire. La folla spinge con rabbia. Le ondate schiacciano con forza tutto ciò che incontrano sul cammino. Il caldo aumenta vertiginosamente. Sono schiacciata contro la parete e non riesco ad uscire. L'imam grida, i fedeli piangono, le donne spingono. È il panico. Esco alla disperata aiutata da alcune iraniane, inciampando più volte nello chador e perdendo le scarpe. Qualcuno sembra svenire. Mi sembra di assistere alla fine del mondo.

Svoltato l'angolo è di nuovo normalità. Al bazar troviamo venditori di spezie colorate e patè di olive e cannella, di tappeti intrecciati a mano provenienti da Shiraz e incensi indiani, di falafel cotti al momento e pappagallini gialli e azzurri perfettamente addomesticati.

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Proviamo del cibo locale e il gelato affogato nell'acqua di rose: al bazar sono tutti cordiali e sorridenti, entusiasti della nostra presenza, vogliono conoscerci, siamo già attrazione. Un giro veloce e poi ci spostiamo altrove.

Bellissima Teheran: nonostante lo smog che riveste tutto con una patina grigiasta, al tramonto, la moschea si incendia nei colori del turchese e dell'arancio, le montagne innevate si tingono di rosa e si accendono le luci sulla città. Il traffico non diminuisce ma gli abiti si accorciano, i tacchi si alzano e gli hijab neri si allentano rivelando infine volti truccatissimi, sorridenti e acconciature sofisticate.

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La gioventù iraniana si mostra nel suo lato più ribelle. A nord, i ricchi rampolli violano il codice morale imposto dalla dittatura, con la complicità dei gestori dei locali più "in", dove ci si toglie persino il velo, mentre in altre parti città, i giovani si ritagliano attimi di svago come nella collina dei ristoranti, dove ceniamo anche noi, seduti su un tappeto persiano, attorno ad un braciere all'aria aperta, con una temperatura sotto zero che non infastidisce ma, anzi, ravviva il sangue. Il cibo è favoloso e sulla strada un gentile panettiere ci regala del pane appena impastato e sfornato per noi.

Posted by Marina_Calypso 21:38 Archived in Iran Tagged tehran Comments (5)

Istanbul


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Alla veglia notturna degli intimi alloggiamenti,
tu sei stasera guardiana di purità, luna.

Sospesa
In attesa
Sul Bosforo

(In attesa del volo per Tehran)

Posted by Marina_Calypso 10:55 Archived in Turkey Comments (8)

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